Un Caso di Disturbo Somatoforme
26 May 2014 alle 16:14

L. iniziò la terapia lamentando un forte dolore all’anca destra (all’altezza del trocantere maggiore) che l’aveva resa totalmente invalida da un anno. Sottoposta a numerosissimi esami diagnostici ed esclusa qualsiasi patologia organica, venne trattata con un farmaco antidepressivo senza grandi risultati: il dolore persisteva, non poteva lavorare, non poteva sedersi, era disperata.
Al nostro secondo incontro L. accetta di iniziare immediatamente una valutazione sul lettino di trattamento, dove mostra subito un’importante immobilismo di tutta la parte inferiore del suo corpo in particolare del segmento pelvico. In orgonomia il segmento pelvico, sede dei plessi vegetativi sacrali, è l’ultimo ad essere liberato pena scompensi psicotici acuti, malattie somatiche improvvise e suicidalità. Per queste ragioni notai la particolarità ma mi limitai qua e là ad indicarle di scalciare un po’, cosa che le induceva parecchia rabbia. La mobilizzazione dei segmenti superiori (oculare, orale, cervicale e toracico) produceva comunque un notevole aumento della carica energetica all’inizio molto bassa, quasi da poter essere definita di tipo depressivo. Lentamente il quadro clinico apparentemente simile ad una psicosi si rivelò essere di tipo conversivo. Il disturbo somatoforme in orgonomia viene visto solo come un sintomo e non una malattia e quindi ogni tipo caratteriale può svilupparlo in disparate parti del corpo a seconda della sua storia e della stratificazione della corazza. Questa differenza teorica mette in evidenza la pochezza della psichiatria moderna impantanata in un sistema diagnostico puramente descrittivo, superficiale e inutile. Nel caso di L. si trattava di una classica conversione isterica, dello spostamento cioè di un sentimento in una contrattura o dispercezione corporea, in realtà una vera e propria memoria. Il continuo scarico di ostilità e rabbia le permise di prendere sempre più contatto con un senso di pesantezza e oppressione relativo a persone chiave della sua vita, a riconoscere il suo meccanismo caratteriale che la portava a sottomettersi a tali pressioni con conseguente allentamento e diminuzione del dolore. La ripresa del lavoro avvenne gradualmente fino ad occupazione piena dopo circa 1 anno di terapia. Malgrado molto migliorata dal punto di vista caratteriale e soprattutto quasi del tutto guarita dal disturbo somatoforme, L. non è ancora riuscita ad individuare il blocco specifico che le ha causato il sintomo.


Categoria: Casi clinici

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