Un Caso di Anoressia
26 May 2014 alle 16:12

F. soffriva di anoressia da ormi due anni. Aveva perso più di 10 kg, controllava minuziosamente l’assunzione di calorie, era diventata amenorroica e non la smetteva di andare in palestra. Abusava di lassativi ma non induceva il vomito. Ragazza molto bella e molto intelligente, F aveva un atteggiamento freddo e artificioso. Accettò un patto di “non belligeranza” che le imponeva di mantenere un peso sopra un certo limite, sotto il quale avrei convocato la famiglia per farla ricoverare. Sul lettino F. si paralizzava, qualsiasi movimento le chiedessi di fare veniva svolto meccanicamente come un robot o meglio una marionetta. Le misi in evidenza questo suo atteggiamento ma ci vollero decine di sedute perché F. cominciasse ad irritarsi. È allora che notai una forte tendenza alla dissociazione, faceva strane smorfie, assumeva atteggiamenti seduttivi e infantili allo stesso momento e perdeva il contatto oculare . L’orgono-terapia medica si distingue dalla psicoanalisi e dalla psichiatria anche per quanto riguarda la diagnosi, tassello essenziale per il buon andamento del trattamento. La diagnosi orgonomica si basa sul vecchio sistema diagnostico psicoanalitico unito a quello psichiatrico classico antecedente all’era DSM (1952) fondato sullo sviluppo psicosessuale relativo alle fissazioni a determinati periodi dello sviluppo infantile legati a determinate zone erogene con l’aggiunta di una enorme scoperta sia di Reich che di Baker: il segmento oculare come zona erogena. Il suo blocco determina tutte quelle malattie dette “psicotiche” di cui si occupa la psichiatria.
Per l’orgonomia la diagnosi “Anoressia” non è una diagnosi ma solo un sintomo, ogni categoria diagnostica orgonomica (di fatto ogni tipo caratteriale) può sviluppare un’anoressia e la sua manifestazione è primariamente dipendente proprio dalla diagnosi. L’anoressia di un fallico sarà quindi molto diversa dall’anoressia di una paranoica o di un catatonico.
F. ha tutte le stimmate del carattere isterico, la sua anoressia quindi non sarà mai grave come le anoressie nei caratteri paranoici, mortali in più del 10% dei casi. Stabilita una diagnosi sicura il trattamento segue una linea logica di evidenziazione del carattere e dei suoi atteggiamenti (in questo caso tipicamente isterici). Ciò porterà il paziente ad entrare in contatto, e quindi esprimere, enormi quantità di energia emozionale in forma di pianto, disperazione e rabbia. F. scaricò moltissima sofferenza all’inizio vittimistica (il termine tecnico è “masochista”) che lentamente lasciò spazio a una potente rabbia liberatoria contro i genitori rei di averla educata in modo troppo restrittivo facendola diventare una “marionetta”. Progressivamente queste scariche ne mutarono profondamente aspetto e attitudine. F. perse quell’atteggiamento artificioso e freddo e divenne quello che in fondo aveva sempre sentito di essere nel suo profondo: forte, assertiva e indipendente.
Dopo un anno di trattamento F. aveva risolto il sintomo anoressia, non certo il blocco nevrotico caratteriale per il quale ci sono voluti quattro anni di terapia.


Categoria: Casi clinici

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