Un’iniziativa contro la libertà
19 January 2011 alle 12:00

L’iniziativa popolare “Per la protezione dalla violenza perpetrata con le armi” è un tipico esempio dell’imperante attivismo politico dei moderni progressisti. Tutto sembra così logico e comprensibile, chi non è d’accordo con loro? Nessuno vuole la violenza e tutti vorrebbero prodigarsi per evitare ogni sua manifestazione. E allora via con una nuova crociata, questa volta contro le armi, debelliamo le armi dal mondo e toglieremo un arnese spesso utilizzato per fare del male. Tutto vero ma tutto meccanico, come le macchine: da una causa nasce un effetto, da uno stimolo scaturisce una reazione, sempre quella, rigida, metallica, prevedibile. Peccato che gli uomini e le organizzazioni sociali sono fatti di carne vivente e non di bulloni o ruote dentate e la vita non funziona come una macchina. L’arma non è solo artefice di violenza distruttiva, l’arma può essere un arnese sportivo di gioia, amicizia, competizione, ma anche di difesa, di controllo sociale e di preservazione del più indifeso. L’arma ancor più può essere artefice di libertà e di indipendenza come da secoli lo è nelle mani di individui responsabili e autonomi come lo sono la stragrande maggioranza dei cittadini svizzeri. Ma per il progressista sembra quasi che questa sia la vera qualità dell’arma da combattere e distruggere, il mezzo cioè di libertà e di indipendenza di una certa svizzera individuale e libera. Il progressista quando scivola a sinistra, come il conservatore quando scivola a destra diventa totalitario, vuole il controllo e non ama la libertà individuale, come quella di utilizzare responsabilmente un’arma. Purtroppo molti progressisti genuini cascano nella trappola di questi individui che di progressista ormai hanno solo il nome.

La crociata per debellare la violenza sembra quindi essere una scusa che nasconde un programma non espresso di corrosione progressiva di una certa organizzazione sociale, indipendente, libera e responsabile come abbiamo ancora in Svizzera.

Alberto Foglia
Corriere del Ticino, 19.01.2011


Categoria: Attualità

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