Non toccare, non guardare
25 February 2011 alle 16:50

L’uomo vive una vita emozionalmente ristretta, cieco, sordo e insensibile a causa della rigidità procurata dalla cronica contrazione muscolare e caratteriale della sua corazza. L’unica sensibilità rimastagli è l’ansia cronica. Nata inconsciamente per proteggerlo dalle sofferenze della primissima infanzia causate da un ambiente freddo e corazzato a sua volta, la corazza lo ha letteralmente intrappolato. Nell’adolescenza reagisce ancora con rabbia e violenza ma ormai è fatta, si rassegna, si adagia e a tratti si glorifica o scarica la propria infelicità su altro e altri (oggi domina la tendenza a scaricarla nell’attivismo politico frenetico). Ma rimane staccato, freddo, insensibile.
In questi giorni assistiamo ad un evento incredibile: sulla scena internazionale, finalmente davanti ai nostri occhi ciechi, un tiranno criminale sta mostrando il suo vero volto e tutti finalmente lo riconoscono. Come il bambino che vede il re nudo, così il “suo” popolo si sveglia e vede. E noi con lui. Ma lo si poteva vedere già prima, sono anni che quel criminale scarica la sua distruttività su tutto e tutti, ma noi non volevamo vederlo, noi gente comune o potente, nessuno voleva vedere. Non è solo per i soldi, noi piccola gente non avevamo interesse alcuno, ma non vedevamo, esattamente come i nostri leader. È il blocco oculare, è la paura di toccare e di vedere, è la paura di vivere davvero, è la nostra corazza e i suoi effetti spaventosi sulla nostra funzione sociale. La corazza non ci causa solo problemi personali per cui dobbiamo andare dai medici perché abbiamo la depressione o l’ulcera. La corazza ci causa gravissimi problemi sociali, non ci permette di vedere la sofferenza dei nostri cuccioli, la sofferenza degli inermi, degli animali. Ci rende ciechi di fronte al male: siamo incapaci di riconoscerlo, voltiamo lo sguardo, comprendiamo, scusiamo o ci trinceriamo dietro a questa o quell’ideologia; ma è solo paura, paura di vedere, paura del contatto angoscioso con una realtà terribile, la realtà di quello che Reich chiamava l’Assassinio di Cristo. Ci sono tanti Gheddafi nel mondo, criminali di caratura internazionale, ma anche minori, di peso nazionale, regionale, locale e c’è anche il bullo del quartiere o della classe che rende la vita agli altri un inferno. Ma non li vediamo, non vogliamo vederli, e quando una vittima viene colpita o alziamo la voce nella direzione sbagliata o guardiamo dall’altra parte oppure esortiamo la vittima ad accettare, a farsene una ragione, qualche volta addirittura la biasimiamo; è così… per fortuna non è capitato a me…

Alberto Foglia, 25 febbraio 2011


Categoria: Attualità

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