Il buon vecchio Progressismo non è la risposta al razzismo arabo
5 January 2011 alle 12:00

Nel suo articolo “Egypt’s Prison of Hate” (Wall Street Journal, January 4, 2011)(“Egitto, prigione dell’odio”), Bret Stephens scrive in risposta al massacro di capodanno contro i cristiani copti ad Alessandria d’Egitto. La reazione politica di molti leader mussulmani egiziani è stata di dare la colpa ad un complotto sionista sostenuto da Israele. L’autore raccomanda agli egiziani il buon vecchio progressismo e in particolare consiglia di disseminare la traduzione araba dell’opera completa del filosofo progressista inglese, John Locke, che comincia con la “Lettera sulla Tolleranza.”
Sfortunatamente il vecchio progressismo è bell’e che finito. Questa proposta ignora il ruolo cruciale che la struttura caratteriale socio-politica della gente ha nel determinare l’attuale comportamento sociale. Gli egiziani razzisti e i leader che sostengono queste atrocità e massacri appartengono all’estrema destra dello spettro socio-politico. Non bisogna confonderli con la maggioranza del popolo egiziano appartenente in gran parte al centro politico e quindi di tendenza non violenta.
Il pensiero progressista non va alla radice dell’enorme quantità di odio profondamente ancorato nella struttura caratteriale degli estremisti mussulmani. Questo odio continua a cercare una via di sfogo qualunque essa sia. L’origine di questo odio è il desiderio di vendetta personale individuale trasferito sulla jihad. La filosofia progressista nasce dallo strato più superficiale della struttura umana e non può trattenere tutto quell’odio. Questo flagello di distruttività umana continuerà la sua corsa senza controllo se non sarà riconosciuto e isolato dal resto della società.

Dr. Charles Konia, 5 Gennaio 2011
articolo originale in inglese
tradotto con il permesso dell’autore


Categoria: Attualità

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *